Un Attimo

Esegesi di un brand

ESEGESI DI UN BRAND ALIMENTARE

C’era una volta il rassicurante mondo della Tradizione, delle cose buone di una volta…
Poi… egoismo, cinismo, edonismo, dandysmo.

I rifugi diventano sempre meno sicuri, i luoghi dove preservare i nostri bisogni primari (mangiare, bere…) sono sotto costante minaccia; un senso di svuotamento si impossessa dei nostri quotidiani e rassicuranti gesti: quel mondo che quei cibi rappresentavano semplicemente si è sgretolato sotto i nostri occhi.

Non esiste più.

Indistinto brusio e silenzio assordante: sono i due elementi, due patologie della “società della dipendenza” (gli uni dagli altri) che limitano i confini della società post (industriale, moderna, democratica) e rivoluzionaria (?).

“Quale rivoluzione nel nostro secolo sarà ancora possibile? La società ha fagocitato il dittatore, lo ha integrato nella dittatura dei consumi” (Ballard).

E anche ora che i consumi hanno assunto come vicario il Sig. LOW COST, i codici identificativi hanno subito nuove alterazioni?
Sono codici identificabili e decriptabili?
In quali segni e simboli ci è dato riconoscerci?

Quale rivoluzione nel nostro secolo sarà ancora possibile? La società ha fagocitato il dittatore, lo ha integrato nella dittatura dei consumi
Ballard

Per un approccio sistematico e innovativo alla decodifica di comportamenti e linguaggi del “Nuovo Consumatore” e del suo agire sociale dotato di senso (Weber) occorre liberarsi da pregiudizievoli distinzioni.

Nelle società complesse e multietniche è la trasversalità a disegnare, contaminare, falsificare il vecchio concetto di categoria poiché “le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima chei loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini…” (Bauman).

Decodificare è quindi (in)cosciente e illimitata assunzione di rischio: alterare una visione protetta. desacralizzarla. de-rassicurare…

Le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima chei loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini…
Bauman

Con queste premesse il mondo del cibo multietnico, contaminato, denonnizzato, obbligatoriamente destituito di valenze altre, infine dissacrato e ridotto a un “Attimo di piacere”…

L’Attimo non si gratifica che attraverso sé stesso, non ridisegna fantastici e improbabili scenari, non ha mire aspirazionali…

È “solo” l’Attimo in cui il sé si riconduce con il suo appagamento, gli rende disponibile il suo codice identificativo (talvolta genetico) di antitribù…

La gratificazione non cerca simboli (è antisimbolica, per accezione pura percezione…). Il “Marchio” è più che mai ciò che assimiliamo all’evolversi del nostro linguaggio, alle nostre esperienze, ai nostri slanci, il gesto naturale con cui condividiamo l’attimo, fermiamo un attimo, reiteriamo gesti come somma di attimi…

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